Danze storiche

La rievocazione storica si occupa di rappresentare a fini didattici usi e costumi degli antichi popoli, nel modo più verosimile possibile; si cerca di ricostruire ogni aspetto della vita quotidiana dei nostri antenati documentandosi attentamente sul passato, a partire dai resti materiali e dalle fonti scritte eventualmente presenti.

 

Come gruppo storico abbiamo dunque deciso di approfondire anche il ruolo che poteva avere la danza presso gli abitanti dell’Italia settentrionale nella seconda età del Ferro.

 

Purtroppo le fonti cui ispirarsi sono scarse e così anche gli studi archeologici che ne trattano.

 

Le danze ai giorni nostri hanno generalmente intenti ludici o di corteggiamento; esse hanno perso in Occidente ogni finalità trascendente. Esistono tuttavia ancora oggi alcune danze orientali che mantengono una forma sacrale, legata generalmente a credenze mitologiche e religiose.

 

Delle danze arcaiche poco si conosce, se non per quanto tramandato da alcuni autori classici per quanto riguarda il mondo greco e romano e per alcune raffigurazioni, generalmente sempre da riferirsi alle medesime culture.

 

Si può supporre che nel passato la danza abbia avuto, oltre alle connotazioni che mantiene tuttora, anche scopi più propriamente legati al sacro. Si immagina che esse potessero essere compiute da sciamani o sacerdotesse anche all’interno di veri e propri rituali. La danza poteva essere volta a richiamare l’attenzione di divinità per richiederne l’intervento o poteva essere realizzata per ottenere stati mistici di trascendenza ed avvicinarsi al divino. Si parla in questo caso di danze estatiche o trascendenti, simili ad esempio alla “moderna” danza dei Dervisci, che mediante la ripetizione frenetica di movimenti, accompagnati spesso da ritmi ossessivi, potessero portare alla perdita temporanea di coscienza, assimilata ad un apertura a diversi tipi di energie, alcune volte anche aiutata dall’assunzione di droghe.

 

Nell’antichità le danze maschili erano spesso legate anche alla guerra o alla caccia e potevano avere finalità propiziatorie o di dimostrazione delle proprie capacità fisiche. Luciano in “La danza”, ad esempio, ci parla degli combattimenti danzanti utilizzati dagli Spartani per allenarsi in vista delle battaglie.

 

Le danze femminili avevano invece diversa connotazione, si trattava in alcuni casi di danze sacre legate alla percezione intima della propria femminilità, sviluppata anche mediante movimenti definibili come “erotici”. Pausania ci parla della Kordax, danza praticata in Lidia, in onore di Artemide, che aveva caratteristiche erotiche e lascive, quali la vibrazione di bacino e natiche. Sempre Luciano ci tramanda di altre due danze femminili arcaiche corali, la Scinnide e l’Emmeleia, caratterizzate da movimenti in circolo accompagnati dal canto. Le danze femminili erano spesso volte all’identificazione nella Grande Madre, talune volte raggiunta mediante la simulazione di movimenti di animali sacri ad essa, come per la danza delle Orsette, ascrivibile al culto di Artemide Brauronìa. Le danze sacre avevano generalmente intenti beneaugurali, come avveniva per il rito agricolo romano delle Floralia, in cui giovani donne nude danzavano e cantavano per benedire i campi. Vi erano infine le danze Bacchiche, danze notturne eseguite in onore di Bacco, note per il carattere orgiastico, dato dalla “manìa” sacra, eseguite da donne e uomini simultaneamente.

 

Le danze sacre arcaiche potevano essere svolte in pubblico o potevano essere danze sacre e segrete; di esse abbiamo ben poche tracce, perché come molti aspetti degli antichi culti pagani, queste sono state represse e dimenticate con l’avvento del Cristianesimo.

 

Affascinate da questi echi antichi di sacralità femminile, le donne del nostro gruppo storico hanno deciso di approfondire per quanto possibile gli aspetti legati alla danza nel mondo celtico, con particolare interesse per l’Italia nord-occidentale: 

 

Gruppo di Danza Le Dervonnae di Okelum.

 

Non vi sono testi antichi che tramandino di danze caratteristiche di questo territorio, ma mediante lo studio di cippi ed epigrafi di età romana è stato possibile individuare la presenza di un culto di origine celtica sopravvissuto alla romanizzazione, presumibilmente celebrato in Gallia Cisalpina anche con danze corali femminili caratterizzate da un particolare intreccio armonioso delle braccia, eseguite probabilmente da giovani fanciulle. 

 

Le nostre danzatrici si tengono in costante allenamento.

Gli allenamenti hanno cadenza settimanale, si tengono il martedì in palestra ,all'indirizzo Via Pavia 30, Rivoli (TO).

Se vuoi partecipare non esitare a contattarci!

 

(Testi a cura di Giulia Berruto)

La Danza delle Matronae Dervonnae

La Danza dei Veli

La Danza delle lucerne

La Danza di gruppo (danzando con il pubblico)

Per approfondimenti...

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